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La PAURA è una delle nostre emozioni fondamentali, la più primitiva, capace di coinvolgere mente e corpo.
La paura, a livello biologico, è il nostro meccanismo di difesa, che regola le interazioni con l'ambiente esterno.
Pensiamo, ad esempio, se non avessimo "paura" nell'attraversare una strada trafficata: ci ritroveremmo a buttarci tra le auto senza alcuna attenzione, senza alcuna PRUDENZA, oppure se non avessimo una reazione nell'avvertire un forte e disturbante rumore improvviso alle nostre spalle . La paura dunque ci protegge poichè ci insegna ad essere cauti, a fare attenzione e ad essere prudenti. Sarebbe quindi una grave esposizione a pericoli non provare provare paura e apprensione in certe situazioni.
Ben diverso è quando la paura CI BLOCCA, quando viviamo sotto il dominio di ansie e timori.  

 

L'INSICUREZZA  non può essere definita di per sè una patologia, ma quando si generalizza e diventa incapacità di prendere decisioni e di agire, allora può essere considerata tale. La sofferenza di chi è costantemente incerto e titubante sulle proprie scelte e incapace di agire in vista di uno scopo, è qualcosa di logorante, in modo lento e sottile consuma le nostre energie e il nostro equilibrio, esattamente come la goccia scava, giorno dopo giorno, la roccia. 
Il meccanismo che conduce ad una sfiducia così radicata nelle proprie capacità è effetto di una TRAPPOLA MENTALE ben precisa:

Saper dire NO ad una situazione che non ci piace o a un comportamento che non condividiamo, è sinonimo di rispetto di noi stessi e amor proprio, troppo spesso confusi con il concetto di egoismo. Significa avere la forza di far capire che per noi così non va bene, non siamo a nostro agio, non siamo d'accordo.
Fondamentale nella relazione genitore-figlio, sin dalla primissima infanzia, lo è altrettanto nei rapporti adulti.

Ferragosto si avvicina, alcuni andranno in vacanza, altri si concederanno pause rilassanti a casa...altri ancora continueranno a lavorare, a qualsiasi di queste categorie apparteniate, è sempre il momento giusto per intraprendere la lettura di un nuovo libro!
Ecco per voi qualche consiglio:

Vorrei fare qualche riflessione su uno dei sentimenti che più frequentemente ritrovo nelle persone che richiedono la mia consulenza: la RABBIA. 

Troppo spesso osservo nelle persone l'imbarazzo nell'ammettere questo sentimento, come se non ci fosse un diritto a provare tale emozione.
Bisogna ammettere che a livello sociale, il dolore e la rabbia sono sempre aspetti  poco tollerati in quanto non piacevoli e considerati di difficile gestione, c'è un forte pudore verso tali sentimenti.
Tendiamo così a negare la rabbia, a nasconderla credendo che "poi passa". Ma non è così. La rabbia resta dentro di noi diventando qualcosa di fortemente distruttivo, come una pentola a pressione che continua ad accumulare al suo interno. La rabbia deve invece trovare una sua strada per uscire, ma in modo costruttivo, deve trovare un altro "abito" per essere espressa, ma in termini pratici: come fare?

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