Articolo pubblicato sulla Rivista I.C.S.A.T. N.2, Settembre 2010 

All’inizio degli anni ‘90 all’Istituto di Fisiologia dell’Università di Parma, diretto da Giacomo Rizzolatti, fu scoperto un gruppo di neuroni nella corteccia premotoria dei macachi, definito “neuroni specchio”, i quali si attivano sia quando vengono eseguite azioni finalizzate a uno scopo, sia quando si osservano le stesse azioni eseguite da altri.

Diversi studi neurofisiologici hanno dimostrato che anche il cervello umano è dotato di un sistema di neuroni specchio che codifica le azioni osservate sugli stessi circuiti nervosi che ne controllano l’esecuzione.

Le aree cerebrali attivate dall’osservazione di azioni eseguite da altri sono le stesse che si attivano quando l’osservatore esegue quelle stesse azioni. In altri termini, anche nell’uomo la stessa organizzazione dei circuiti cerebrali serve due funzioni: controllare l’esecuzione delle azioni e consentirne la comprensione mentre vengono compiute da altri. I neuroni specchio sono coinvolti sia nell’imitazione di movimenti semplici che nell’apprendimento imitativo di nuove complesse sequenze di atti motori.

 

Quando un individuo inizia un movimento per prendere in mano una penna, ha chiaro in mente il suo scopo finale, ad esempio scrivere una nota su un pezzo di carta. La specificazione dell’intenzione di un’azione precede quindi l’inizio dei movimenti, e questo significa che quando stiamo per eseguire una determinata azione noi possiamo predirne le conseguenze.

Ma una determinata azione può essere originata da intenzioni molto diverse. Supponiamo che qualcuno veda un altro afferrare una tazza: i neuroni specchio per l’azione di afferramento verranno probabilmente attivati nel cervello dell’osservatore, ma il collegamento diretto tra l’azione osservata e la sua rappresentazione motoria nel cervello dell’osservatore può dirci solamente cosa è l’azione (afferrare) e non quale sia l’intenzione che ha spinto l’agente ad afferrare la tazza. Ciò ha indotto taluni a sollevare obiezioni circa la rilevanza dei neuroni specchio nell’intelligenza sociale e, in particolare, nella determinazione delle intenzioni altrui .

Ma allora capire perché un’azione sia stata iniziata, può essere equivalente a intuire lo scopo dell’azione?

Da numerosi studi, risulta ormai certo che  le aree dotate di proprietà caratteristiche dei neuroni specchio, aree cioè che si attivano sia durante l’esecuzione che durante l’osservazione di un’azione (che prima si ritenevano coinvolte solamente nel riconoscimento di azioni) , sono coinvolte anche nella comprensione del “perché” dell’azione, cioè dell’intenzione che l’ha motivata. 

Infatti i neuroni programmano uno stesso atto motorio in modo diverso, a seconda dello scopo dell’azione in cui tale atto è inserito. I singoli atti motori sono legati gli uni gli altri in quanto occupano stadi diversi all’interno dell’azione globale di cui fanno parte, costituendo così catene predeterminate nelle quali ogni atto seguente è facilitato da quelli precedenti.

Molti di questi neuroni specchio mostrano lo stesso tipo di risposta anche durante l’osservazione degli atti motori altrui, perciò non solo codificano l’atto motorio osservato, ma sembrano anche permettere di capire l’intenzione complessiva. 

In uno studio recentemente pubblicato, è stato dimostrato che sia provare soggettivamente disgusto che essere testimoni della stessa emozione espressa dalla mimica facciale di un altro, attivano lo stesso settore del cervello. Quando osserviamo l’espressione facciale di un altro, e questa percezione ci conduce ad identificare nell’altro un particolare stato affettivo, la sua emozione è ricostruita e quindi compresa direttamente producendo uno stato corporeo condiviso dall’osservatore. Questo stato corporeo comprende l’attivazione di meccanismi viscero-motori neurovegetativi, o dei muscoli facciali coinvolti nell’espressione dell’emozione osservata. È quindi l’attivazione di tale meccanismo neurale che  ci permette la comprensione di una data emozione di base. 

Ciò costituisce un’importante componente dell’empatia che comporta la capacità di esperire ciò che gli altri provano ed essere al contempo capaci di attribuire queste esperienze agli altri e non a se stessi.

Grazie all’azione dei neuroni specchio, non assistiamo solo a una azione, emozione o sensazione, ma parallelamente  vengono generate delle emozioni e sensazioni, “come se” si stesse compiendo un’azione simile o provando una simile emozione o sensazione.

La  scoperta dei neuroni specchio non è la scoperta di un nuovo fenomeno clinico, ma solo dei possibili meccanismi neurali che possono far luce su fenomeni clinici già noti.  

Studio tratto da:

Psicoterapia e Scienze Umane, 1993, XXVII, 2: 85-101. 

 

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